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Token burn: come vengono rimossi gli NFT dalla circolazione

Il token burn, letteralmente “bruciare” un token, implica la rimozione di una risorsa digitale dalla circolazione e la riduzione della sua offerta.

Il burn di NFT è paragonabile a bruciare fisicamente un’opera d’arte, anche se il processo è un po’ più complesso dell’appiccare fuoco ad un quadro. Ma perché un progetto crittografico dovrebbe voler distruggere i propri token? Ci sono una serie di ragioni, che vedremo in questo articolo.

Che cos’è un token burn?

Cosa comporta effettivamente bruciare un token? L’atto di eliminare una risorsa digitale comporta l’invio della stessa in un luogo da cui non potrà mai essere recuperata. Questo luogo è noto anche come indirizzo di burn, che rimuove efficacemente la risorsa digitale dalla circolazione per sempre. Un indirizzo di burn è un wallet digitale a cui non è possibile accedere perché non ha una chiave privata collegata, come se buttassimo un oggetto in fondo al mare. Con l’invio del token si rimuove efficacemente l’asset digitale, bloccandolo e impedendo che venga scambiato in futuro.

Bruciare i token può portare ad un aumento del prezzo dei rimanenti ancora in circolazione. Il prezzo di un bene può essere considerato come una relazione tra domanda e offerta. Se c’è meno disponibilità per gli investitori rispetto alla domanda, l’asset acquisirà un prezzo più alto man mano che viene scambiato. Al contrario, se c’è un’abbondanza di un bene che non soddisfa la domanda, il prezzo dell’asset cadrà spesso. Riducendo l’offerta di token attraverso il burn si crea dunque uno squilibrio rispetto alla domanda, che di solito fa salire il prezzo del token a causa della maggiore scarsità dell’asset.

Perché si bruciano i token

A volte, i progetti NFT bruciano i loro token più o meno allo stesso modo in cui le aziende riacquistano le loro azioni, assorbendo il costo delle azioni e restituendo valore agli investitori sotto forma di un prezzo più alto per il titolo. Per questo motivo un progetto che brucia token può essere interpretato come una notizia positiva, ma non sempre ha un effetto immediato sui prezzi. Questo perché alcuni processi di burn sono automatizzati per verificarsi regolarmente o vengono divulgati con largo anticipo e sono effettivamente prezzati nel valore a cui un NFT viene scambiato ben prima che avvenga l’eliminazione.
Ethereum, la seconda criptovaluta più grande per capitalizzazione di mercato, ha utilizzato la tecnica di burn come metodo per trasferire gli utenti dal proof of work alla sua nuova rete proof of stake. EIP-1559, un aggiornamento introdotto nell’agosto 2021, brucia Ethereum ricavato dalle commissioni associate alla verifica delle transazioni sulla rete. Ad oggi, ha rimosso 2,9 miliardi di dollari da Ethereum, più precisamente 2,5 milioni di ETH.

Il progetto sul metaverso Otherside di Yuga Labs, creatore di Bored Ape Yacht Club, ha portato a bruciare Ethereum per un valore di 157 milioni di dollari mentre i clienti si affrettavano a mintare le land NFT Otherdeed.

Alcune stablecoin algoritmiche utilizzano il burn come metodo per ancorare l’asset a un certo prezzo. La meccanica funziona bruciando token quando il prezzo dell’asset è basso per ridurre l’offerta e soddisfare meglio la domanda. Spesso, le stablecoin algoritmiche minano più valuta per aumentare l’offerta complessiva quando si verifica la situazione opposta. Tuttavia, la fattibilità del meccanismo algoritmico di burn-mint della stablecoin è stata messa in discussione dal crollo della stablecoin UST di Terra a maggio, che ha visto precipitare il valore sia di UST che del token LUNA utilizzato nel meccanismo di burn-mint. Ad oggi, nessuna stablecoin è stata in grado di mantenere costante il proprio prezzo utilizzando algoritmi di burn.

La rimozione degli NFT

Oltre a bruciare token crittografici convenzionali, è anche possibile il burn di token non fungibili (NFT). Tra i progetti NFT che hanno utilizzato la tecnica di token burn troviamo:
  1. Burn.art – Un progetto che utilizza una criptovaluta chiamata ASH, ottenuta tramite il burn di NFT, come punto di accesso al suo mercato. Il progetto è stato creato dal celebre artista NFT Pak e consente agli utenti di bruciare i propri NFT in cambio di ASH, aumentando potenzialmente il valore degli NFT della stessa collezione che sono ancora disponibili e garantendo agli utenti l’accesso alla piattaforma.
  2. WAGDIE – Una raccolta di avatar pixelati che riproduce la celebre frase popolare nella comunità crittografica “WAGMI”. Come tattica di marketing non convenzionale, WAGDIE ha acquistato un Mutant Ape NFT che valeva migliaia di dollari e l’ha bruciato come tributo al loro progetto. La proprietà e il controllo personale sono al centro delle valute digitali e la capacità di bruciarle fa parte di questo. Essere in grado di fare ciò che vuoi con le tue risorse digitali è la chiave dei principi su cui sono state inizialmente costruite, con tutti i rischi del caso incluso quello di perderle per sempre.
Eugenio Giovanardi

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